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1301997

Un dossier spiega i ritardi: mancano i tecnici.

Ispezionati in Piemonte circa settanta istituti

Dopo la tragedia del liceo Darwin sembrava che finalmente la sicurezza degli edifici scolastici avesse assunto la giusta importanza nei piani del governo. Ma a quasi otto mesi da quel tragico 22 novembre 2008 si nota come poco o nulla sia stato fatto. Le commissioni istituite dal ministero dell´Istruzione che dovrebbero verificare le condizioni delle scuole, ed eventualmente segnalare problemi di tipo non strutturale riguardanti per esempio le controsoffittature, lavorano a passo di bradipo. Ad esprimere preoccupazione per la situazione è lo stesso Ministero. Nella relazione di un suo rappresentante presente alla prima riunione, tenutasi il 23 giugno a Roma, del “Tavolo di monitoraggio” che si deve occupare della prevenzione di eventuali rischi connessi alla vulnerabilità degli edifici scolastici, ha evidenziato «che, al momento, lo stato delle attività di monitoraggio si pone in Piemonte all´incirca al 2% (9 a livello nazionale) del previsto e questo fa sorgere dubbi sul rispetto dei termini previsti». Dubbi che sono certezze se si pensa che il termine previsto, o quantomeno ipotizzato al momento dell´istituzione di questi controlli, è il 6 agosto 2009. Ma perché questi ritardi? A spiegarlo è l´assessore all´Istruzione della Regione Giovanna Pentenero: «Questi ritardi stratosferici sono dovuti ad un unico preciso motivo, la carenza di tecnici ministeriali per effettuare i controlli». I controlli devono essere effettuati da commissioni composte obbligatoriamente da un tecnico nominato dall´ente proprietario dell´edificio, da uno incaricato dalle autonomie scolastiche e da un terzo rappresentante del Provveditorato, direttamente dipendente dal Ministero dell´Istruzione. Peccato che i funzionari del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche adibiti a questa mansione siano, in Piemonte, in tutto 10 per un´ora sola alla settimana. Si capisce quindi come con questi numeri, e a questi ritmi, il monitoraggio potrebbe durare anche sei anni. «Se si guardano i dati – continua Pentenero – si può notare come le regioni del Sud siano più avanti in questo lavoro rispetto a quelle del Nord. La spiegazione è molto semplice, lì i funzionari del Provveditorato sono molti di più che da noi». In Piemonte finora sono state controllare 69 scuole su 3.233, equivalente al 2% di tutti gli edifici scolastici. Come fare per uscire da questa impasse? La soluzione per l´assessore regionale è solo una, «far si che siano direttamente gli enti locali ad occuparsi di questa questione, senza dover aspettare il Provveditorato. Una soluzione già inserita per altro nell´intesa tra Stato e Regioni, che noi attueremo a breve, seppur consapevoli che sia una svalutazione dell´impegno preso dal governo su questo tema mesi fa. Ho già predisposto otto incontri con le province e i comuni piemontesi nei quali prospetterò loro la possibilità che siano gli enti locali ad autocertificare gli edifici scolastici». Di questi ritardi e di come poter arrivare ad una soluzione condivisa tra stato e regioni se ne riparlerà forse il 14 luglio nella seconda riunione del “Tavolo di monitoraggio”.

di Tomaso Clavarino

La Repubblica Torino

(11 luglio 2009)

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A Torino si prepara un’Onda no global contro il summit sull’università Corteo nazionale degli studenti il 19 maggio nella città sabauda. Per contestare la riunione dei rettori di tutto il mondo Mentre a Palazzo Chigi ministri e rettori si incontravano per delineare il programma di quello che sarà il G8 dell’Università previsto dal 17 al 19 maggio a Torino, gli studenti torinesi esprimevano la loro contrarietà nei confronti di questo appuntamento. Promosso dalla Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), il G8 University Summit, uno degli appuntamenti di preparazione al vertice di luglio alla Maddalena e al quale parteciperanno i rettori e i presidenti degli atenei degli stati membri dell’istituzione del G8, insieme a quelli di molti altri paesi del mondo, si propone come momento di confronto sul contributo che le università possono dare sui temi dello sviluppo sostenibile, ambientale e sociale che sia. «Sappiamo bene che il G8 non ha nessuna credibilità alla luce delle chiare responsabilità che ha rispetto alla crisi globale in corso e risulta paradossale che sia proprio questa istituzione a voler porre rimedio a ciò che ha contribuito a causare – affermano in un comunicato gli studenti dell’Onda torinese – È inaccettabile quindi come i rettori, pretendendo di rappresentare tutto il mondo dell’università, vadano a interloquire con gli stati membri del G8, legittimando così il sistema economico-politico che da questi viene avallato». Quella che emerge è quindi una spaccatura sempre più netta tra rettori e studenti, tra le figure istituzionali che rappresentano il mondo accademico nelle alte sfere e le persone che vivono quotidianamente l’università, che pagano le tasse sempre più salate e che vedono sempre più svalorizzato il loro percorso di studi. «Nel summit verrà proposta l’immagine vincente di un’università trasformata e globalizzata – continua il comunicato – in realtà abbiamo oggi un’università in crisi, contraddittoria, con un livellamento verso il basso dei saperi trasmessi e che sfrutta i soggetti che li producono condannandoli ad una condizione di lavoro e di vita precaria». L’Onda torinese si propone quindi di organizzare un contro-G8 aperto a tutti. «Nei giorni del summit – spiega Marta – organizzeremo dibattiti, incontri, conferenze e assemblee aperte a tutti, studenti, docenti, lavoratori, insomma tutti quelli “che sono l’Università”». È stato lanciato poi per martedì 19 maggio un corteo nazionale che si snoderà per le vie di Torino e che si prevede farà convergere nella città sabauda migliaia di giovani. Sarà il ritorno dell’Onda in chiave anti-G8, dove le mobilitazioni dell’autunno incroceranno quelle della scorsa settimana contro il G20 di Londra e la Nato di Strasburgo. Gli studenti torinesi lanciano una stoccata preventiva alle Ferrovie dello Stato: «Auspichiamo che per i giorni del summit non si ripeta il solito schema per cui viene negato, dietro costi improponibili, il diritto alla mobilità dalle proprie città. Non vorremmo di nuovo ritrovarci, dopo le mobilitazioni di quest’autunno, a condurre trattative interminabili con le Ferrovie dello Stato». La mobilitazione studentesca prenderà avvio mercoledì prossimo quando si svolgerà un’assemblea pubblica cittadina, alle ore 17.30, a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, «per cercare di creare una rete contro questo G8 – continua Marta – nella quale si proverà a costruire rapporti più approfonditi con quelle realtà territoriali come i no Tav, i no Dal Molin e via dicendo, che si sono mossi in questi anni per la salvaguardia dei beni comuni».

di Tomaso Clavarino

il Manifesto 12/4/2009

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di Tomaso Clavarino

TORINO – A poco più di una settimana dalle cariche nell’atrio di Palazzo Nuovo, torna alta la tensione all’Università di Torino. Già dalle prime ore della mattina, mentre gli studenti iniziavano ad entrare in facoltà, si è capito che sarebbe di nuovo stata una giornata a rischio. Una decina di aderenti al Fuan con bandiere e volantini si era appostata all’inizio della scalinata d’ingresso con l’intento di fare propaganda per le imminenti elezioni universitarie. In poco tempo si è formato un folto gruppo di studenti, non solo dei collettivi, che ha iniziato a sbeffeggiare i giovani neofascisti che improvvisamente hanno deciso di togliere le bandiere dalle aste ed entrare in università per tenere un’assemblea nell’aula dei rappresentanti di giurisprudenza, quindi non un loro spazio. Gli studenti antifascisti hanno allora formato un cordone per bloccare l’accesso agli esponenti del Fuan. Sono volati spintoni e insulti fino a quando, a detta dei ragazzi dei collettivi, uno dei responsabili di Azione Universitaria, noto alle cronache cittadine per essere il promotore delle ronde con baschi e cani lupo, ha rifilato un pugno ad uno studente. In quel momento è partita una scazzottata che le forze dell’ordine hanno velocemente fermato, scortando poi gli esponenti del Fuan all’interno dell’aula dove hanno provato a tenere questa assemblea. Provato perché i giovani dei collettivi hanno iniziato a battere sui vetri e lanciare slogan costringendoli ad abbandonare mestamente l’università. «Anche in questo caso le violenze sono partite da loro – racconta Vincenzo del Collettivo Universitario Autonomo – Sono dei provocatori, devono capire che non si possono presentare all’università solo durante le elezioni a propagandare le loro idee razziste e xenofobe». Una scazzottata che non ha visto, per fortuna, l’intervento violento delle forze dell’ordine come la scorsa settimana. Che però lascia interdetti molti «addetti ai lavori». Inizia a circolare la voce che queste provocazioni del Fuan abbiamo uno scopo ben preciso. Per la prima volta infatti si presentano alle elezioni universitarie, o quantomeno hanno fatto richiesta di candidatura, esponenti di Casa Pound Torino, Blocco Studentesco e altre sigle della destra estrema, tutte raccolte nella lista Arcadia. Ebbene, ieri mentre Fuan e Collettivi si fronteggiavano a Palazzo Nuovo, il gruppo Arcadia volantinava tranquillamente davanti alla sede di Giurisprudenza in lungo Dora. Una coincidenza che non è passata sottotraccia. L’idea di un Fuan parafulmine che catalizzi l’attenzione dei media su scontri e provocazioni per lasciare campo libero ad una lista ancor più destrorsa non pare più essere un’utopia.

il Manifesto 20/3/2009

APERTURA   |   di Tomaso Clavarino – TORINO

TORINO Scontri all’università. Il rettore non avrebbe chiamato gli agenti

Non se ne sentiva proprio la mancanza ma, puntualmente con l’avvicinarsi delle elezioni universitarie, sono tornate le manganellate e le cariche all’interno di Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. 
La presenza di alcuni esponenti del Fuan-Azione Universitaria, gruppo di estrema destra legato ad Alleanza Nazionale protagonista nel corso degli anni di iniziative di stampo neofascista come il tentativo di entrare a Palazzo Nuovo per commemorare la marcia su Roma, gestore di un sito, http://www.ilfronte.org, dove le croci celtiche sono d’ordinanza e dove viene scritto apertamente che il fascismo non fu una dittatura ed infine organizzatore delle ronde cittadine, ha indispettito gli studenti dei collettivi e dell’Onda torinese che hanno organizzato un presidio con slogan ed inviti ad uscire dall’Università. A surriscaldare ancor di più gli animi è stata, per l’ennesima volta, la massiccia militarizzazione da parte delle forze dell’ordine degli spazi universitari. 
Dopo aver “sequestrato” alcuni isolati di città pochi mesi fa per permettere l’inaugurazione dell’anno accademico, dopo aver caricato la scorsa settimana un gruppo di studenti che protestava per un volantinaggio del Fuan presso la sede di Giurisprudenza, una cinquantina di agenti in assetto antisommossa hanno scortato e protetto la decina di esponenti del Fuan dividendo di fatto l’atrio in due. Una presenza non giustificata quella delle forze dell’ordine, vista anche la mancata autorizzazione del Rettore all’ingresso in Università. «Seppur la questura continui a dire di avere avuto l’autorizzazione del Rettore – spiega Ennio – ci è stato confermato dal Rettore stesso che questa autorizzazione non è mai stata data per cui la polizia non avrebbe proprio dovuto presentarsi all’interno degli spazi universitari». Dopo un’ora e passa di slogans e inviti a lasciare l’atrio la situazione è degenerata quando dalle fila degli studenti antifascisti sono state lanciate delle uova ed un fumogeno all’indirizzo dei cordoni di polizia. In quel momento sono partite una serie di cariche molto violente ed ingiustificate che si sono protratte nei corridoi di Palazzo Nuovo fin quasi al primo piano. Ragazze e ragazzi impauriti e disarmati, a volto scoperto, hanno iniziato a correre per le scale inseguiti e manganellati dai poliziotti. Si sono poi formati cortei spontanei all’interno del palazzo di via Sant’Ottavio che sono incappati in altre cariche da parte delle forze dell’ordine che hanno spinto gli studenti fuori dall’Università. Persino chi non ha partecipato ai tafferugli perché magari non condivideva appieno la linea dei collettivi è rimasto colpito dalla violenza delle cariche. E’ questo il caso di Luisa che dice « ho avuto davvero paura, mi sono chiusa in un bar perché ho visto la polizia rincorrere e manganellare a destra e a manca, senza una logica. Non partecipo alle attività dei collettivi ma trovo inaudita la risposta della polizia». 
Il bilancio è di alcuni feriti sia tra gli studenti che tra le forze dell’ordine, quattro fermati, tre dei quali rilasciati e denunciati a piede libero ed uno tramutato in arresto. Subito dopo la fine degli scontri gli studenti si sono recati in rettorato occupandone la sede e chiedendo che il Rettore prendesse posizione sui fatti della mattinata. Nel tardo pomeriggio è poi stato diramato un comunicato del Senato accademico attraverso il quale l’Università condanna la violenza in generale e fa intendere di voler aprire un’indagine interna sui fatti accaduti. Un comunicato che non soddisfa per nulla gli studenti che invece chiedevano una presa di posizione netta degli organi accademici. E’ più esplicito nel dare un giudizio sull’operato della polizia l’assessore regionale all’Università, Andrea Bairati in quota Pd: «Se, come pare di capire, la presenza delle forze dell’ordine non è stata autorizzata dal rettore, beh questo è un fatto molto grave che ha sicuramente contribuito ad aumentare la tensione piuttosto che a diminuirla». I ragazzi rivendicano il loro antifascismo, si sentono gli ultimi baluardi a difesa di questi principi, non vogliono lasciare spazio a gruppi che fanno del razzismo e della xenofobia i loro cavalli di battaglia. «Noi non vogliamo – dice Fabio – che all’interno dell’Università vengano propagandate idee fasciste e razziste. Se a Torino, a differenza di altre città italiane, la presenza di gruppi neofascisti è, fortunatamente, esigua, è perché non gli si concedono spazi». 
Anche perché a presentarsi alle elezioni universitarie quest’anno non sarà solo il Fuan. E’ infatti di sabato scorso la notizia che una nuova lista, chiamata Arcadia, composta dal Blocco Studentesco e da Gioventù Italiana, il gruppo giovanile de La Destra, si presenterà alle elezioni universitarie. « Sono gruppi neonazisti che incitano all’odio – spiega Dana – siamo certi che se si presenteranno, come pare visto che hanno già iniziato la loro campagna elettorale scortati dalla polizia, otterranno ben pochi voti».
il Manifesto 10/3/200904

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di Tomaso Clavarino – GENOVA
SAMPDORIA Cassano e Pazzini come Vialli e Mancini, un coppia che fa sognare i tifosi e interessa la nazionale

Il Genio e il Pazzo. Li hanno soprannominati così, a Genova, sponda blucerchiata, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini. Uno «genio» del pallone lo è per davvero. Forse il più grande talento italiano degli ultimi anni, sicuramente il più chiacchierato. Quando prende palla sembra irridere gli avversari, ma non lo fa con malizia e spavalderia, alla Ibrahimovic o Cristiano Ronaldo per intenderci, ma con naturalezza, perché lui con il pallone c’è cresciuto e, quando gli capita tra i piedi, come i bambini al parco o in piazza a Barivecchia, non se lo vuole proprio far portare via. E allora va avanti portando la palla sotto i tacchetti, come a calcetto, finta a destra, rientra sul sinistro, tunnel in mezzo a due e passaggio filtrante. Come dicono i più maligni: «i difensori del Genoa della passata stagione se la sognano ancora di notte la serpentina nel derby dell’anno scorso».
L’altro «pazzo» lo è solo di nome ma non di fatto. Se lo vedi sembra il classico bravo ragazzo, educato, pacato, mai una parola fuori posto, mai una lamentela. Nella vittoriosa partita di Coppa Italia contro l’Inter ha fatto a sportellate con Materazzi e, mentre l’interista si lamentava continuamente con l’arbitro, lui è ha parlato con i gol (due) limitandosi a chiedere al massimo l’ammonizione per l’avversario dopo l’ennesimo fallo da dietro. Tutti gli esperti del settore lo ritenevano ancora una promessa incompiuta, ma Pazzini sotto la Lanterna ha trovato affetto, fiducia e la carica necessaria per sbocciare definitivamente. Ha segnato otto reti in nove partite fin qui giocate, da quando è arrivato a gennaio dalla Fiorentina, dove si era immalinconito in panchina all’ombra di Gilardino. E’ diventato il finalizzatore delle invenzioni di Cassano, dimostrando una freddezza tale sotto porta che neanche i più ottimisti si potevano aspettare (a Firenze in effetti litigava col pallone e vedeva la porta sempre più piccola). Lo dice sempre il Pazzo, in tutte le interviste: «a Genova mi hanno accolto con affetto, mi hanno fatto sentire importante, mi hanno dato fiducia».
Un po’ come capitato al Genio che, arrivato a Genova dopo i due anni buttati al Real madrid, ha trovato un ambiente che gli ha permesso di consacrarsi definitivamente. Insomma la nuova coppia gol del calcio italiano che, vista anche l’età dei due giocatori (27 anni il primo, 24 il secondo), potrebbe diventare, se solo il ct Lippi avesse il coraggio di andare contro le grandi squadre, la coppia titolare della nazionale. C’è chi li chiama già i «Gemelli del gol», rievocando Vialli e Mancini. Un paragone molto pesante, forse azzardato. Vialli e Mancini hanno fatto la storia della Sampdoria. Hanno dato tanto alla compagine blucerchiata e tanto hanno ricevuto. Hanno fatto sognare i tifosi, li hanno spinti a fare fiaccolate per convincerli a non andare via (Vialli) e li hanno feriti a tal punto che uno sconfinato amore è diventato, se non odio, quantomeno disprezzo (Mancini). Certo è che il Genio e il Pazzo ricordano molto i gemelli del goal. Un fuoriclasse ed un falco d’area di rigore. Ma la strada è ancora lunga e la storia tutta da scrivere. «Sono nel pieno della maturità – sostiene il direttore generale doriano Beppe Marotta – tra un po’ l’accostamento potrebbe diventare realtà».
Un primo tassello potrebbe essere la Coppa Italia. Se la Sampdoria riuscisse a portarla a casa sarebbe il primo trofeo dell’era Garrone così come il primo trofeo della Samp di Paolo Mantovani fu la Coppa Italia del 1984/85. Corsi e ricorsi che alimentano ancora di più i sogni dei tifosi doriani. Ma i più realisti sanno che difficilmente questa squadra potrà ricalcare le orme della Samp d’oro di Mantovani. Innanzitutto perché non c’è più il Presidente, Paolo Mantovani, un tifoso prima ancora che un presidente, un papà per tutto l’ambiente, che attorno ai gemelli del goal aveva costruito forse la migliore squadra del tempo, prendendo i più forti giovani in circolazione e affiancandoli a giocatori esperti. Gente come Attilio Lombardo, Fausto Pari, Toninho Cerezo, Moreno Mannini, Luca Pellegrini e via dicendo, insomma una squadra fatta per vincere. La Sampdoria di adesso è lontana anni luce da quella che per un decennio vinse coppe e scudetto, ma ha due campioni lì davanti, la nuova coppia gol del calcio italiano, e i tifosi sognano. Per ora la Coppa Italia, poi chissà.

il Manifesto 7 marzo 2009

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Sarà un capodanno all’insegna della musica dance quello che andrà in scena all’Oval la notte di San Silvestro. Sul palco, allestito all’interno della struttura che durante le Olimpiadi ha ospitato le gare di pattinaggio velocità, si alterneranno alcuni dei più importanti protagonisti della scena dance internazionale lanciati, in quella che sarà un vera e propria maratona di musica elettronica , dal gruppo rock torinese per eccellenza, i Subsonica. La band capitanata da Samuel accompagnerà gli spettatori fino al brindisi di mezzanotte per poi lasciare spazio prima ad un live dei Motel Connection e poi ai tre dj-set che faranno ballare giovani e meno giovani fino alle prime luci dell’alba. Dopo il live del trio, nato nel 2000 a Torino, composto da Samuel, Pisti e Pierfunk, sarà la volta, in ordine di apparizione, di Boosta, Mauro Picotto e Josh Wink. «La prevendita dei biglietti sta andando a gonfie vele, sono già stati staccati migliaia di tagliandi» fanno sapere gli organizzatori, che ricordano le modalità di acquisto dei tagliandi «il costo della serata è di 35 euro se si acquistano i biglietti in prevendita, tramite i circuiti ticketone, vivaticket e ticket.it, di 45 euro se si decide di prenderli direttamente alla porta la sera stessa dell’evento. Incluso nel prezzo anche un flut di spumante». Chi volesse anche partecipare alla cena di gala, organizzata su di una terrazza panoramica allestita all’interno dell’Oval, dovrà rivolgersi alla Souait Entertainment (011-0608216) per prenotare e poter così gustare, al prezzo di 120 euro (incluso il biglietto d’ingresso per la serata), un ricco menu innaffiato da vini piemontesi e champagne. Per chi invece volesse mangiare qualcosa “al volo” durante lo show, sarà allestito un punto ristoro con panini, hot-dog, hamburger e patatine. Sono dell’ultima ora le novità che riguardano i mezzi di trasporto per poter raggiungere il palazzetto sede dell’evento. «Siamo giunti ad un accordo con Gtt – spiegano gli organizzatori – che aumenterà la frequenza dei passaggi del tram 18 blu, da ogni ora a ogni mezz’ora, per poter così raggiungere l’Oval più velocemente e senza il rischio di muoversi in macchina, magari dopo aver bevuto un bicchiere di troppo». La linea 18 blu, che fa parte del servizio nightbusters messo in piedi dal Gtt per le notti festive, avrà i capilinea in piazza Vittorio, come tutte le altre linee notturne, e in corso Maroncelli. La fermata alla quale bisognerà scendere è quella in prossimità di Eataly e del centro commerciale 8 Gallery, all’altezza di via Nizza 230. Da lì bisognerà poi fare una breve passeggiata per raggiungere l’ingresso dell’Oval i cui cancelli apriranno alle ore 20. Per poter avere ulteriori informazioni è possibile consultare il sito internet dedicato all’evento, www.futurfestival.com, sul quale, oltre al programma completo e alle indicazioni per raggiungere la location per chi dovesse arrivare da aeroporto e autostrade, sono anche segnalate delle convenzioni con hotels cittadini per chi venisse da fuori città e volesse passare a Torino qualche giorno e non solo la notte di San Silvestro.

Tomaso Clavarino

La Repubblica 28/12/2008

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A Torino iniziative nei supermercati e alla Feltrinelli

Sono le 16, le vie del centro di Torino sono stracolme di persone. Va in scena lo struscio pre natalizio. C’è chi compra, chi entra nei negozi e ne esce senza sacchetti e chi guarda solamente le vetrine, tutti in rigorosa fila indiana, immersi in quel lungo serpentone che si snoda per le centrali via Roma, via Po e piazza Castello. Sembra tutto nella norma, ma non lo è. C’è qualcosa che disturba questa scena “idilliaca”. Una musica molto forte si incunea nel vociare degli amanti dello shopping. «Cos’è sto casino?» si chiedono in molti. Sono i ragazzi dell’Onda. Liceali ed universitari si sono dati appuntamento davanti alla libreria Feltrinelli per continuare la protesta, iniziata in settimana, contro la mercificazione della cultura, le politiche di copyright e il caro-libri. “Contro la crisi autoriduzione” è la scritta che capeggia sul banchetto allestito all’esterno della libreria, sul quale sono stati riversati centinaia di libri usati, provenienti dalle biblioteche dei ragazzi, offerti in omaggio ai passanti. Passanti che, all’inizio un po’ intimoriti da questa iniziativa che ha scombussolato la monotonia del sabato prima di natale, hanno usufruito in buon numero di questo “servizio”. Anche, e soprattutto, quando sul banchetto sono stati rovesciati alcuni scatoloni di libri fuori catalogo ottenuti dopo un lento, ma fruttuoso, “lavoro ai fianchi” della direzione della libreria, da parte degli studenti.

«In un paese sempre più colpito dalla crisi economica prodotta dai banchieri e dagli imprenditori, così come dai governi di destra e di sinistra degli ultimi anni – hanno affermato in un comunicato – gli studenti precari hanno deciso di riprendersi una parte di quella ricchezza intellettuale che contribuiscono ogni giorno a produrre, ma della quale vengono quotidianamente espropriati. Il costo sempre più scandaloso dei libri di testo e delle opere scientifiche e letterarie impedisce ai giovani e ai precari di accedere a un sapere indispensabile per la formazione culturale di tutte e tutti. Anche regalare un libro, per queste vacanze, risulta per molti difficoltoso: i prezzi si aggirano su una media dei 30 euro, un costo proibitivo per la generazione degli 800 euro al mese». Questa iniziativa si lega a quella portata avanti, sempre dagli studenti dell’Assemblea No – Gelmini, martedì scorso, e si inserisce nella battaglia a favore di un sapere libero. Dopo un presidio sotto la Siae, in serata gli studenti si sono diretti verso il cinema Greenwich, in via Po, e lì, mettendo in pratica l’autoriduzione, hanno potuto godere gratuitamente di tre spettacoli cinematografici, permettendo anche ai passanti e a chi fosse interessato di prendere parte agli spettacoli.

Una settimana quindi di autoriduzioni e di lotta per sopravvivere alla crisi, quella che è andata in scena a Torino durante lo shopping natalizio. Una settimana che ha avuto, forse, il suo apice, nel tardo pomeriggio di sabato quando, un gruppo di una decina di persone, travestite da babbo natale, sono entrate in un supermercato della periferia torinese e lì, dopo aver riempito i carrelli di generi alimentari e di prima necessità, sono usciti senza pagare e si sono messi a distribuire i prodotti ai passanti e agli avventori. Hanno poi lasciato dei volantini, non firmati, con scritto “Ma quale caro vita?Il cibo c’è, basta andarselo a prendere”. Un’iniziativa quasi “hollywoodiana”, che può strappare un sorriso, ma che fa riflettere, insieme alle altre iniziative di questi giorni, sulla situazione nella quale si trovano a vivere sempre più famiglie italiane, senza soldi per potersi comprare da mangiare e per togliersi lo sfizio di un libro. Non è stata solo Torino però a vivere un week-end pre natalizio, diciamo, un po’ movimentato. Anche a Bologna, e più precisamente a Casalecchio di Reno, un centinaio di attivisti del TpO, dopo aver fatto la spesa al supermercato Esselunga, ha preteso lo sconto del 25% sui prodotti in vendita. La richiesta non è stata accettata dalla direzione del supermercato che, anzi ha pensato bene di chiudere il negozio. Gli attivisti sono quindi usciti dal punto vendita e hanno attraversato il centro commerciale in corteo scandendo slogans quali «Noi la crisi non la paghiamo!» e «Prima di tutto, Natale per Tutti».

Un insieme di iniziative, compiute si da attori diversi, ma che hanno in comune il desiderio di far aprire gli occhi, soprattutto in un periodo come quello natalizio dove lo shopping va per la maggiore e tutti mettono in mostra i loro buoni sentimenti, sulla difficile situazione di giovani, precari, famiglie e anziani che sempre più difficilmente devono fare a meno, non solo più oramai di piccoli svaghi e piaceri, ma di beni di prima necessità.

Tomaso Clavarino

Il Manifesto 23/12/2008