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Archive for ottobre 2008

 

 

Stamattina il Governo ha riferito in aula in merito agli scontri dell’altro giorno in piazza Navona. Il sottosegretario Nitto Palma ha così ricostruito i fatti:”Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia – ha spiegato Nitto Palma – avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi».
Nel frattempo, ha riferito, «da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza». Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, «ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti».

La mistificazione della realtà da parte di questo Governo sta toccando livelli impensabili. Gli insegnanti che hanno visto i loro alunni sprangati dai “neri” si sono inventati tutto? Sono anch’essi pericolosi esponenti della sinistra antagonista? I racconti di giornalisti, presenti in piazza in quei momenti, come Curzio Maltese, sono fantasticherie? I video circolati su internete e le foto degli scontri e dei momenti precedenti, sono stati fatti da terroristi rossi?

A sentire gli esponenti del governo parrebbe di si. I fatti tuttavia contraddicono di netto le parole del sottosegretario e la sua riconstruzioned dei fatti. Sembra davvero che il governo pensi di poter prendere in giro su qualsiasi cosa tutti gli italiani. Forse pensa che davvero tutti gli italiani siano del calibro di quelli ceh vengono mandati a La Talpa, ma non è così. La gente si sta accorgendo, purtroppo in ritardo, di chi ha mandato a Palazzo Chigi. Persone che non consocono regole, che pensano di essere al di sopra di qualunque dettame costituzionale, che credono di poter rigirare i fatti e la realtà a loro uso e consumo, perchè convinti di avere a che fare con veline e calciatori. Si sbagliano.

Per tornare agli scontri di piazza Navona e all’informativa del governo, non stiamo a dilungarci troppo. Gli italiani hanno visto i filmati, le foto, hanno letto i racconti e seguito le interviste, sanno come davvero sono andati i fatti. C’è solo una uqestione da approfondire. Il comportamento della polizia.

Ieri sera, durante la trasmissione di Santoro, si è potuto notare, in un fimato sugli scontri, come un poliziotto chiamasse per nome, Francesco se non erro, uno dei capetti del Blocco Studentesco. Un indizio in più, questo, per sostenere la tesi della connivenza delle forze dell’ordine, e del governo, con questi picchiatori neri da quattrosoldi. Il fatto di essere intervenuti in ritardo, di aver lasciato arrivare in piazza Navona un camion pieno di spranghe e bastoni appartenente ai giovani di destra, il chiamare per nome, con confidenza, questi stessi giovani, beh se questi non sono segnali di una connivenza…ditemi voi cosa sono!

Il governo l’ha detto… e tutti noi ci siamo messi a ridere…per disperazione!

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oggi a Torino in corteo 150.000 persone

 

Come tutti dovrebbero sapere, e come pochi (purtroppo) sanno, la Legge 137 approvata ieri mattina al Senato, e ribattezzata Legge Gelmini dal nome del Ministro all’Istruzione, poco ha a che vedere con l’università: si tratta in effetti di una riforma delle scuole primarie. Riformare la scuola primaria in Italia è inutile, visto il livello di eccellenza che quel tipo di istruzione ricopre in Europa; e certamente i provvedimenti adottati dal Ministro sono poco efficaci (in effetti non sono veri e propri provvedimenti) per contrastare i mali della scuola pubblica itaiana: bullismo, scarsa educazione relazionale ed emotiva eccetera.

Detto questo, resta il punto fermo che la Legge 137 non riguarda l’università.

(Ed è per questo, sia detto tra parentesi, che l’interessante iniziativa del referendum proposta da PD e IDV è del tutto inutile per salvare la ricerca e l’università in Italia.)

A riguardare l’università è invece la legge finanziaria (Legge 133), che tra le altre cose prevede il famoso taglio di 8 miliardi di euro agli atenei, e che è stata approvata dalle Camere a giugno: una legge terribile per studenti, professori e ricercatori, che asciuga, è proprio il caso di dire, le tasche già inaridite della cultura e dell’accademia italiana.

Preso atto di quanto detto, il vortice di accuse scatenato dalla maggioranza nei giorni di discussione della Legge 137 (“gli studenti sono facinorosi”, e peggio: “gli studenti sono pedine inconsapevoli manipolate dalla sinistra”) non è soltanto una vergogna in un Paese civile, in cui si presume che il Governo governi ascoltando le richieste della cittadinanza, ma è anche decisamente pericoloso.

Non mi sembra in efetti essenziale la contraddizione, sottolineata da Berlusconi e soci, per cui studenti e professori universitari si mobilitano occupando gli atenei per protesta contro una legge che non li riguarda. Poco importa, mi pare, che la protesta si sia sviluppata nei confronti della Legge 137 e non nei confronti di altre leggi approvate per direttissima dall’attuale maggioranza, molto più gravi dal punto di vista di una corretta amministrazione democratica dello Stato (come, per fare un esempio, il Lodo Alfano).

E’ indubbiamente vero che la Legge Gelmini non riguarda l’università, e che forse gli studenti avrebbero dovto scendere in piazza già a giugno quando fu approvata la finanziaria. Ma questo cosa dovrebbe provare? Che gli studenti non sanno quello che fanno? Che sono marionette nelle mani di vetero-marxisti del calibro di Veltroni o Di Pietro?

(L’affermazione, se non l’avessimo sentita pronunciare dal Presidente del Consiglio, farebbe ridere per il suo carattere di grottesco surrealismo.)

Decisamente non concordo. Semplicemente l’approvazione della 137 è stato il momento adatto per creare un movimento ampio, molto condiviso, di protesta contro questo Governo e la sua maniera anarchica, fondamentalmente anti-democratica di governare il Paese. Contestare una finanziaria, si sa, è più difficile, soprattutto per il carattere altamente tecnico della discussione parlamentare (è una manovra economica, difficilmente comunicabile alle masse); la Legge Gelmini andrebbe quindi vista come un simbolo più ampio di dissenso e insofferenza per l’erosione della democrazia in Italia operata da Berlusconi e dal suo Governo; un simbolo, in questo senso, di grande importanza politica e sociale.

Oggi, a Torino, a sfilare per il centrocittà eravamo in moltissimi (gli organizzatori dicevano 150.000, attendo questa sera la smentita della maggioranza). Ancora più importante, provenivamo tutti da contesti sociali, politici e culturali molto differenti: c’era l’università, certo, ma anche i licei (il vero grande blocco della manifestazione), i maestri elementari come quelli superiori, i professori universitari, i sindacati della scuola, i centri sociali, i ricercatori precari, gli assegnisti, i semplici cittadini che non vogliono un figlio con il grembiule o un figlio italiano separato da un figlio di immigrati.

Quello di oggi è stato un bel corteo, variegato e molto vitale, pacifco e, soprattutto, unitario. I governi Berlusconi, mi verrbbe da dire, sono la miglior medicina contro le contraddizioni e le lotte intestine della sinistra: racncori colitivati per anni che magicamente, di fronte al ritorno del nemico, si appianano nella costruzione di un nuovo corpo sociale, multiforme ma omogeneo.

L’aspetto di unitarietà e complessità delle forze in campo questa mattina mi sembra il punto più importante che questo movimento ha finora sottolineato, la direzione più interessante che esso portrà prendere nei mesi futuri.

Condivido appieno il timore e insieme la speranza espressi dal professor Gianni Vattimo nella lezione tenuta il 28 ottobre in Piazza Vittorio: che questo movimento non si fermi ora, che non si arrenda di fronte all’evidenza (all’approvazione della Legge al Senato) e non si disintegri di fronte all’oblio mediatico che nautralmente arriverà (quando? domani? la settimana prossima?); che continui per i prossimi mesi e i prossimi anni, che incorpori nelle sue viscere caleidoscopiche altri movimenti che nasceranno da altri disagi (il precariato, la disoccupazione, il razzismo e via così); che continui come è stato oggi, partecipato, vissuto, unitario, capace di permettere espressioni inedite di democrazia (per esempio oggi sfilava anche il politecnico, ateneo, si sa, molto difficile alla mobilitazione politica, almeno a Torino) e di lasciare da parte gli scontri interni e le fratture che straziano da anni il tessuto sociale della sinistra in Italia.

Di fronte ad un Governo che utilizza la pratica della delegittimazione con tanta sicurezza, che govera per decreti, che fa (diciamocelo pure) tutto quello che gli pare e piace (e che ha, tra l’altro, i numeri per farlo) questa mi sembra l’unica risposta pacifica possibile conessa dal momento politico: la piazza, da tanto tempo scordata, la lotta unitaria e continuativa.

 

Gianluca Didino

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Mi sono spesso chiesto come facesse il ministro dell’Istruzione Gelmini a restare tanto stoicamente indifferente di fronte alle critiche, ai tumulti, alle manifestazioni indette in suo onore. E’ vero che accontentare Berlusconi è meglio che cedere alle pressioni della società civile (l’assioma è di chiarezza lapalissiana) ma è anche vero che firmare un provvedimento tanto impopolare è un bel prezzo per far carriera politica.

(Quello che voglio dire è: riusciremo mai, in futuro, a non pensare alla Gelmini come a colei che ha firmato la sepoltura della scuola pubblica italiana? La Moratti poteva permetterselo: era un politico di lunga data, con radici più che solide nell’amministrazione lombarda. Maria Stella viene dalle retrovie di Forza Italia, è ministro proprio perché è debole e ricattabile… certo la sua posizione non è delle più stabili.)

Una risposta interessante a questo quesito viene proposta da L’ESPRESSO del 9 ottobre, in un breve ma illuminante articolo a pagina 21 intitolato “Scambio di poltrona“.

Nel Popolo delle Libertà si sta già parlando , racconta l’articolo, di un probabile scambio di poltrone tra la Gelmini e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, uno scambio da consumarsi in tempi brevi (entro, poniamo, il 2010). Se queste voci fossero confermate ci troveremmo di fronte ad una delle più chiare manifestazioni della “democrazia liquida” dell’era Berlusconi: il ministro dell’Istruzione, non un vero ministro ma un soggetto politicamente debole, per questo facilmente ricattabile, viene spinto dal Presidente del Consiglio a firmare un provvedimento altamente impopolare ma necessario per altri fini (tagliare le tasse all’istruzione per finanziare i banchieri in difficoltà, per esempio). Visto che questo tipo di politica si può fare solo a suon di decreti e in assenza di un’opposizione, è facile capire che il nome della Gelmini diventerà presto inviso ad ogni ambiente politico e culturale esterno al PDL (Maria Stella, insomma, si brucia prima ancora di nascere). Come risolvere l’inghippo? Facile: la Gelmini viene confinata alla Regione Lombardia, feudo berlusconiano dove gli attacchi esterni non penetrano; e al suo posto viene cooptato un amministratore di vecchia data, un fedelissimo, che si limiterà a concludere il mandato senza niente di vero da fare, ma concedendo alle masse l’illusione di essere migliore del suo predecessore (esattamente come è stato fatto dal centrosinistra nell’ultima campagna elettorale, costruita sul discredito del governo Prodi).

Magie della democrazia moderna…

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Linux Day

L’appuntamento è fissato per sabato 25 ottobre alla Cascina Roccafranca, in via Rubino 45. Lì, dalle 13.30 alle 18, si ritroveranno tutti gli appassionati e i sostenitori del software libero. Un movimento in continua ascesa, che ha organizzato questo appuntamento per promuovere e far conoscere le potenzialità di Linux e di tutto il mondo che gli ruota attorno. La prima edizione del Linux Day si è tenuta il 1 dicembre del 2001, con manifestazioni in quaranta città italiane, poi, col passare degli anni, l’interesse per questa galassia è andato aumentando e, quest’anno, il Linux Day si terrà in ben 120 città sparse sul territorio nazionale. Già solo in Piemonte si terranno appuntamenti ad Alessandria, Biella, Cuneo, Ivrea , Pinerolo, Avigliana e Varallo oltre, ovviamente, a Torino. L’iniziativa è promossa dalla Italian Linux Society, mentre l’organizzazione sul territorio è gestita dai vari Linux users group sparsi per la penisola. Persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con una lettera in risposta all’invito a partecipare alla manifestazione di Roma, ha apprezzato il lavoro di divulgazione del software libero portata avanti in tutta Italia dall’Italian Linux Society. Gli appuntamenti in città saranno tre. Il primo, come detto, si terrà alla Cascina Roccafranca e prevede venti talks sui più svariati argomenti, un Installation party ed un’area videogiochi. Gli altri appuntamenti cittadini saranno invece presso la Camera di Commercio, alle 10 del mattino, in via Nino Costa 8, dove si terrà una conferenza sul software libero, con la partecipazione di docenti del Politecnico e avvocati, e in corso Novara 64,dalle 14.30 in poi, al centro Idea Solidale, dove, partecipando a dei laboratori, sarà possibile prendere contatto con Linux e le sue applicazioni nel mondo della grafica e della multimedialità.

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«Noi non ci muoviamo da qui. Andremo avanti con queste forme di protesta fino a quando il governo non tornerà indietro sui suoi passi». A Torino martedì arriva la ministra Gelmini, e gli studenti che occupano l’università non si lasciano intimorire dalle minacce di Berlusconi.Lezioni in strada davanti alla Rai di via Verdi, dibattiti e lezioni all’aperto nelle centralissime e mondane piazza Vittorio e piazza Carlo Alberto, facoltà occupate, assemblee ad alta densità di partecipanti e di carica emotiva, cortei per le strade del centro, è così che Torino si presenta in questi giorni agli occhi dei visitatori e dei turisti giunti in città per partecipare al Salone del Gusto e a Terra Madre.E’ cosi che Torino alza la voce contro una serie di riforme che mettono in ginocchio l’istruzione e la ricerca pubblica. Un moto di protesta che non è nato improvvisamente, ma che ha dovuto attendere alcune settimane di incubazione per riuscire ad amalgamare le varie componenti che gravitano attorno all’università, per poi esplodere in questa settimana. Da lunedì sono occupate le facoltà di Agraria e Fisica, dove continue sono le assemblee e gli studenti hanno listato a lutto il palazzo, mentre, da martedì, è in stato di occupazione ad oltranza anche Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. «Abbiamo aspettato alcune settimane prima di occupare – spiega Dana – per essere sicuri che le nostre ragioni fossero capite dal maggior numero di persone possibile. Sia chiaro che il movimento di protesta è unito in tutto e per tutto, nonostante da più parti si stia cercando di rompere questo fronte. Fisica, Agraria, Lettere, Giurisprudenza, ci stiamo muovendo in un’unica direzione, tutti insieme». Le lezioni proseguono con regolarità in tutte le sedi universitarie, i docenti partecipano alle assemblee e tengono lezioni in piazza, i ricercatori e i bibliotecari, che sono in stato d’agitazione da luglio e che oggi torneranno nuovamente a manifestare sotto il palazzo della Regione, si compattano attorno a queste migliaia di studenti che si ergono a difesa della scuola pubblica. Un movimento compatto ed eterogeneo ,quindi, che,seppur in ritardo rispetto alle sedi che hanno occupato lunedì, ha come epicentro Palazzo Nuovo. La prima notte di occupazione è filata via liscia come l’olio,come racconta Vincenzo:«è andato tutto bene, dal pomeriggio a notte inoltrata. L’assemblea di ieri pomeriggio è stata molto partecipata, c’erano un migliaio di persone, poi alla sera il palazzo si è riempito e sono seguite assemblee e concerti. Di notte a dormire siamo rimasti in più di duecento, fra cui anche alcuni professori». Ma questo è solo l’inizio. In vista dell’arrivo della Gelmini, a Torino il 28 ottobre, il movimento di protesta, che si è ribattezzato Assemblea No Gelmini, proseguirà le occupazioni, bloccando la didattica per tre giorni dal 28 al 30, per permettere a più persone possibile di partecipare ai cortei e alle manifestazioni di protesta. In più continueranno le lezioni all’aperto e le iniziative di controinformazione. Nel frattempo il rettore Ezio Pellizzetti, in una lettera pubblicata sul sito dell’università e ripresa da alcuni quotidiani cittadini, critica le scelte del governo e convoca il senato accademico, in seduta aperta ,per il 15 novembre.« Il rettore è molto abile in questo gioco del dico e non dico – afferma Andrea – Sono settimane che gli chiediamo di convocare un’assemblea generale di tutte le componenti universitarie ma lui fa finta di niente. Poi se ne esce convocando il senato accademico, che seppur aperto, rimane pur sempre un organo elettivo e quindi ristretto. Mentre noi vogliamo che d’ora in poi le scelte vengano prese dal basso». Alla fine se la sono convocata da soli questa assemblea. Ieri pomeriggio, nel cortile del rettorato, studenti, docenti e personale universitario, circa cinquecento persone, hanno discusso e deciso di continuare su questa linea. Una delegazione ha poi salito le scale del rettorato per chiedere un incontro con il rettore. Si è presentato il pro-rettore che, alla delegazione che chiedeva di modificare lo statuto dell’università per scongiurare possibili privatizzazioni, ha risposto titubante. I rappresentanti dell’Assemblea No Gelmini hanno poi garantito lo svolgimento regolare delle lezioni, nonostante lo stato di occupazione, chiedendo però di avere delle garanzie per lo stop delle lezioni nella giornata del 28 ottobre, quando dovrebbe arrivare la Gelmini. Anche su questo punto il pro-rettore non ha risposto affermativamente facendo intuire che sarà difficile soddisfare questa richiesta.

Tomaso Clavarino

Il Manifesto 23/10/2008

 

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Il problema dei parcheggi in italia

 

Iniziò così all’improvviso. Un parlamentare della Lega, in un salotto tv di approfondimento dopo una lunga digressione sulle sue origini longobarde accenna al problema dei parcheggi.

“Sempre più cittadini longobardi si lamentano dei pochi parcheggi”

Il pubblico applaude, il presentatore lo ringrazia per il coraggio dimostrato nell’aprire un antico problema del nostro Paese.

L’opposizione confusa si assume tacitamente la responsabilità di non aver fatto nulla nella “scorsa legislatura”

 

Sembrava un’uscita isolata. Qualcuno pensò alla solita propaganda populista della lega.

Il Manifesto infatti il giorno dopo accusò la Lega di demagogia, ma subito Anna Finocchiaro dal divano di Telecamere (sorprendentemente ancora di Anna La Rosa) bacchettò il Manifesto, incalzata da Schifani (prevedibilmente presidente della Camera) con le seguenti parole

“Hei hei hei. Di Pietro è populista! Non confondiamo”

 

Berlusconi qualche giorno dopo interviene sul problema parcheggi a reti unificate. Nel suo lungo attacco all’opposizione ombra perla anche dell’inefficienza delle università. Nessuno capì il senso di quelle affermazioni e men che meno il nesso con il problema dei parcheggi.

 

Il giorno dopo il Tg4 dedicava un servizio su un colletivo studentesco di estrema destra che lamentava un clima di intolleranza all’interno dell’università di Torino.

Il direttore del Tg dopo una breve televendita a metà edizione torna sul problema e dichiara “Questa opposizione dice di volere il dialogo, ma nelle università questi ragazzi, che abbiamo visto non possono mai parlare”

In collegamento telefonico un parlamentare di Alleanza Nazionale parla di “razzismo vero contro la destra. La stampa comunista urla allo scandalo quando picchiano un negro ma questi ragazzi che si danno da fare vivono nel silenzio la loro discriminazione.”

Il direttore accenna un soluto romano, e sorridendo annuncia la pubblicità.

 

Resoconto degli spot intercorsi

Il Giornale – nuova edizione con foto di cronaca nera a colori, per una maggiore resa emotiva

Mondadori – Sconto del 25% sui libri di Marco Travaglio

Banca Mediolanum – Contro la crisi 25 mila euro in due giorni lavorativi.

Digitale Terrestre – Pubblicità progresso

Standa – Replica spot anni ’90. Commessa con la frangia.

Champions League – tutto il calcio su mediaset premium

Matrix – Licio Gelli si racconta. Collegamento esterno con la moglie di D’Alema

 

Studio Aperto, dedica il terzo servizio al problema delle droghe sintetiche nelle facoltà. Il servizio viene introdotto già nelle anticipazioni, da un Paolo Liguori insolitamente sobrio con la seguente scaletta:

“Le coscie più porche della televisione fanno esplodere le mutande agli italiani”

“Le labbra rifatte si riconoscono? Inchiesta tra le professioniste della fellatio”

“Studenti di sinistra smazzano ecstasi, ecco il listo prezzi”

 

Quella stessa sera il Ministro Maroni torna sul problema dei parcheggi

“I parcheggi siano il simbolo del ritorno dello Stato nelle città degradate dalla sinistra”

 

In questo clima di tensione il Tg1 esce con uno scandalo che sconvolge tutta il centro sinistra. Una coppia di studenti viene sorpresa durante un’occupazione a compiere atti sessuali in un aula della Facoltà di Lettere e Filosofia.

Fassino ammette tutto il suo imbarazzo da Vespa.

Rutelli si scusa con il Papa e tende la mano al Governo che annuncia provvedimenti immediati.

I cattolici del Pd propongono una commisione di inchiesta.

-Temo che nelle università- dichiara Paola Binetti dagli studi di “A sua immagine e somiglianza” -si faccia anche uso di preservativi-

 

Due settimane di accuse e veleni. Finalmente Berlusconi annuncia la svolta.

Dopo due riunioni del Consiglio dei Ministri a Napoli Berlusconi sostiene che questa volta sia il clan dei casalesi a doversi muovere e annuancia una grande riunione a Roma.

Il pd storce il naso, ma appena Di Pietro comincia a protestare per la presenza di persona armate a Palazzo Chigi, la Finocchiaro invoca un intesa in sintonia con il Paese.

 

Al termine del Consiglio Berlusconi si presenta in conferenza stampa con la ministro Gelmini e due uomini in gessato e occhiali da sole.

A reti unificate annuncia di aver trovato una soluzione ai parcheggi.

“La crisi economica globale provocata da Padoa Schioppa, Di Pietro e i Pm milanesi, chiede agli Italiani di rilanciare i consumi.

Mi sono consultato con Cosimo (Mele ndr) e Gianfranco (Miccichè ndr) che sono i maggior esperti di consumi. Ebbene, per la prima volta nella storia della repubblica abbiamo individuato i siti idonei alla creazione di un milione di posti auto.”

Applausi commossi.

Prende la parola la Ministro Gelmini.

“Le università ormai sono luoghi di degrado, di spaccio e si prostituzione minorile… internet e le nuove tecnologie permettono ai cittadini di studiare comodamente a casa…”

 

Poi la Mistro cede la parola al primo signore in gessato e occhiali che velocemnete annuncia che scuole e università verranno demolite per i parcheggi. Tra i giornalisti si alzano molte mani. Il premier sbuffa, ha fretta, ma corre in soccorso l’altro uomo in gessato che facendo cenno di abbassare le mani alzati rassicura: “Per i parcheggiatori siamo già a posto, se avremo bisogno vi fare sapere. Grazie a tutti.”

 

da nuclearfreedom

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Ci piacerebbe anche credere all’ipotesi dei critici soft-core che parlano spesso di riforma Tremonti e non di riforma Gelmini, sottolineando così una lampante verità (e cioè che il ministro Mariastella poco conti negli schieramenti del Popolo; se la riforma si fa è per risparmiare denaro, meglio ancora se sulla pelle di chi non ha più gli strumenti necessari per ribellarsi) ma glissando astutamente sugli aspetti più oscuri del decreto che proprio in questo momento viene discusso al Senato.

Ci sarebbe molto da dire, decisamente troppo.

Ci sarebbe da ripetere ancora una volta come il problema non sia certo la Gelmini (ennesimo ministro-nulla cooptato dal lìder maximo e da lui diretto come in un teatro di marionette) ma piuttosto il disfacimento sempre più rapido della democrazia in questo Paese.

Per evitarre le solite banalità preferiamo proporre al lettore due documenti interessanti comparsi sui media in questi giorni: il primo è lo stralcio di un discorso di Piero Calamandrei (fondatore del Partito d’Azione) del 1950, e che proprio oggi BEPPE GRILLO ripropone nel suo blog. Il secondo è il discorso di Berlusconi sulla necessità di un intervento di polizia per sgomberare le università occupate.

1.

L’ipotesi di Calamandrei.
“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A quelle scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.”

(Piero Calamandrei
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950.)

2.

Da Zecchino alla Moratti, dalla Moratti fino alla Gelmini (passando per altrettante tappe intermedie) ecco a voi il disfacimento dell’istruzione pubblica italiana.

Anzi, di più: la “colonizzazione delle coscienze”, per usare un’espressione di Remo Bodei: ecco lo stato liberale delle istituzioni di questo Paese.

Si parla molto di regime e di non-regime. Gli strascichi politici di questo decreto per direttissima la dicono lunga su questo tema: “dittatura bianca” quando si può (rileggetevi, ve lo consiglio, il programma di Licio Gelli per una corretta occupazione dello Stato di diritto; il nesso Forza Italia-P2 è inutile sottolinearlo per l’ennesima volta) e quando la furbizia truffaldina, lo strapotere su mezzi di comunicazione, le infiltrazioni di ogni (oscuro) tipo non funzionano più qual’è la risposta? Le tenute antisommossa.

Restiamo convinti (con Noam Chomsky, Paulo Freire, centinaia di altri) che un Paese privato della propria istruzione (e soprattutto educazione, che è diverso) sia un Paese schiavo del potente di turno.

Colpire la scuola significa molto, troppo, decisamente di più di quanto normalmente (e ingenuamente) si creda.

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