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di Tomaso Clavarino – GENOVA
SAMPDORIA Cassano e Pazzini come Vialli e Mancini, un coppia che fa sognare i tifosi e interessa la nazionale

Il Genio e il Pazzo. Li hanno soprannominati così, a Genova, sponda blucerchiata, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini. Uno «genio» del pallone lo è per davvero. Forse il più grande talento italiano degli ultimi anni, sicuramente il più chiacchierato. Quando prende palla sembra irridere gli avversari, ma non lo fa con malizia e spavalderia, alla Ibrahimovic o Cristiano Ronaldo per intenderci, ma con naturalezza, perché lui con il pallone c’è cresciuto e, quando gli capita tra i piedi, come i bambini al parco o in piazza a Barivecchia, non se lo vuole proprio far portare via. E allora va avanti portando la palla sotto i tacchetti, come a calcetto, finta a destra, rientra sul sinistro, tunnel in mezzo a due e passaggio filtrante. Come dicono i più maligni: «i difensori del Genoa della passata stagione se la sognano ancora di notte la serpentina nel derby dell’anno scorso».
L’altro «pazzo» lo è solo di nome ma non di fatto. Se lo vedi sembra il classico bravo ragazzo, educato, pacato, mai una parola fuori posto, mai una lamentela. Nella vittoriosa partita di Coppa Italia contro l’Inter ha fatto a sportellate con Materazzi e, mentre l’interista si lamentava continuamente con l’arbitro, lui è ha parlato con i gol (due) limitandosi a chiedere al massimo l’ammonizione per l’avversario dopo l’ennesimo fallo da dietro. Tutti gli esperti del settore lo ritenevano ancora una promessa incompiuta, ma Pazzini sotto la Lanterna ha trovato affetto, fiducia e la carica necessaria per sbocciare definitivamente. Ha segnato otto reti in nove partite fin qui giocate, da quando è arrivato a gennaio dalla Fiorentina, dove si era immalinconito in panchina all’ombra di Gilardino. E’ diventato il finalizzatore delle invenzioni di Cassano, dimostrando una freddezza tale sotto porta che neanche i più ottimisti si potevano aspettare (a Firenze in effetti litigava col pallone e vedeva la porta sempre più piccola). Lo dice sempre il Pazzo, in tutte le interviste: «a Genova mi hanno accolto con affetto, mi hanno fatto sentire importante, mi hanno dato fiducia».
Un po’ come capitato al Genio che, arrivato a Genova dopo i due anni buttati al Real madrid, ha trovato un ambiente che gli ha permesso di consacrarsi definitivamente. Insomma la nuova coppia gol del calcio italiano che, vista anche l’età dei due giocatori (27 anni il primo, 24 il secondo), potrebbe diventare, se solo il ct Lippi avesse il coraggio di andare contro le grandi squadre, la coppia titolare della nazionale. C’è chi li chiama già i «Gemelli del gol», rievocando Vialli e Mancini. Un paragone molto pesante, forse azzardato. Vialli e Mancini hanno fatto la storia della Sampdoria. Hanno dato tanto alla compagine blucerchiata e tanto hanno ricevuto. Hanno fatto sognare i tifosi, li hanno spinti a fare fiaccolate per convincerli a non andare via (Vialli) e li hanno feriti a tal punto che uno sconfinato amore è diventato, se non odio, quantomeno disprezzo (Mancini). Certo è che il Genio e il Pazzo ricordano molto i gemelli del goal. Un fuoriclasse ed un falco d’area di rigore. Ma la strada è ancora lunga e la storia tutta da scrivere. «Sono nel pieno della maturità – sostiene il direttore generale doriano Beppe Marotta – tra un po’ l’accostamento potrebbe diventare realtà».
Un primo tassello potrebbe essere la Coppa Italia. Se la Sampdoria riuscisse a portarla a casa sarebbe il primo trofeo dell’era Garrone così come il primo trofeo della Samp di Paolo Mantovani fu la Coppa Italia del 1984/85. Corsi e ricorsi che alimentano ancora di più i sogni dei tifosi doriani. Ma i più realisti sanno che difficilmente questa squadra potrà ricalcare le orme della Samp d’oro di Mantovani. Innanzitutto perché non c’è più il Presidente, Paolo Mantovani, un tifoso prima ancora che un presidente, un papà per tutto l’ambiente, che attorno ai gemelli del goal aveva costruito forse la migliore squadra del tempo, prendendo i più forti giovani in circolazione e affiancandoli a giocatori esperti. Gente come Attilio Lombardo, Fausto Pari, Toninho Cerezo, Moreno Mannini, Luca Pellegrini e via dicendo, insomma una squadra fatta per vincere. La Sampdoria di adesso è lontana anni luce da quella che per un decennio vinse coppe e scudetto, ma ha due campioni lì davanti, la nuova coppia gol del calcio italiano, e i tifosi sognano. Per ora la Coppa Italia, poi chissà.

il Manifesto 7 marzo 2009

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