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Posts Tagged ‘scuola’

1301997

Un dossier spiega i ritardi: mancano i tecnici.

Ispezionati in Piemonte circa settanta istituti

Dopo la tragedia del liceo Darwin sembrava che finalmente la sicurezza degli edifici scolastici avesse assunto la giusta importanza nei piani del governo. Ma a quasi otto mesi da quel tragico 22 novembre 2008 si nota come poco o nulla sia stato fatto. Le commissioni istituite dal ministero dell´Istruzione che dovrebbero verificare le condizioni delle scuole, ed eventualmente segnalare problemi di tipo non strutturale riguardanti per esempio le controsoffittature, lavorano a passo di bradipo. Ad esprimere preoccupazione per la situazione è lo stesso Ministero. Nella relazione di un suo rappresentante presente alla prima riunione, tenutasi il 23 giugno a Roma, del “Tavolo di monitoraggio” che si deve occupare della prevenzione di eventuali rischi connessi alla vulnerabilità degli edifici scolastici, ha evidenziato «che, al momento, lo stato delle attività di monitoraggio si pone in Piemonte all´incirca al 2% (9 a livello nazionale) del previsto e questo fa sorgere dubbi sul rispetto dei termini previsti». Dubbi che sono certezze se si pensa che il termine previsto, o quantomeno ipotizzato al momento dell´istituzione di questi controlli, è il 6 agosto 2009. Ma perché questi ritardi? A spiegarlo è l´assessore all´Istruzione della Regione Giovanna Pentenero: «Questi ritardi stratosferici sono dovuti ad un unico preciso motivo, la carenza di tecnici ministeriali per effettuare i controlli». I controlli devono essere effettuati da commissioni composte obbligatoriamente da un tecnico nominato dall´ente proprietario dell´edificio, da uno incaricato dalle autonomie scolastiche e da un terzo rappresentante del Provveditorato, direttamente dipendente dal Ministero dell´Istruzione. Peccato che i funzionari del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche adibiti a questa mansione siano, in Piemonte, in tutto 10 per un´ora sola alla settimana. Si capisce quindi come con questi numeri, e a questi ritmi, il monitoraggio potrebbe durare anche sei anni. «Se si guardano i dati – continua Pentenero – si può notare come le regioni del Sud siano più avanti in questo lavoro rispetto a quelle del Nord. La spiegazione è molto semplice, lì i funzionari del Provveditorato sono molti di più che da noi». In Piemonte finora sono state controllare 69 scuole su 3.233, equivalente al 2% di tutti gli edifici scolastici. Come fare per uscire da questa impasse? La soluzione per l´assessore regionale è solo una, «far si che siano direttamente gli enti locali ad occuparsi di questa questione, senza dover aspettare il Provveditorato. Una soluzione già inserita per altro nell´intesa tra Stato e Regioni, che noi attueremo a breve, seppur consapevoli che sia una svalutazione dell´impegno preso dal governo su questo tema mesi fa. Ho già predisposto otto incontri con le province e i comuni piemontesi nei quali prospetterò loro la possibilità che siano gli enti locali ad autocertificare gli edifici scolastici». Di questi ritardi e di come poter arrivare ad una soluzione condivisa tra stato e regioni se ne riparlerà forse il 14 luglio nella seconda riunione del “Tavolo di monitoraggio”.

di Tomaso Clavarino

La Repubblica Torino

(11 luglio 2009)

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A Torino spesi 600mila euro in lavori di ristrutturazione di una scuola da abbattere

La scuola elementare Collodi, di corso Benedetto Croce 26, verrà demolita entro il 2011. Ma soltanto l’anno scorso il comune ha speso 600mila euro per una serie di interventi di risanamento. La decisione, che è stata presa all’interno del Piano triennale delle opere pubbliche 2009/2011, è così motivata dall’assessore alle risorse educative Luigi Saragnese:« abbiamo deciso, per evidenti motivi di costi, che sia più conveniente, nel caso, come questo, di edifici di una certa età, abbattere e ricostruire ex novo la scuola piuttosto che lavorare alla sua ristrutturazione». Quindi la scuola non sparirà, non sono previsti piani di accorpamento in quanto, come precisa l’assessore «la presenza di questa scuola è assolutamente necessaria per soddisfare le richieste del territorio», ma verrà ricostruita. Il termine dei lavori di abbattimento e riedificazione, previsto secondo il piano triennale per il 2011, sarà tuttavia posticipato, a detta di Saragnese, di un paio di anni, viste le difficoltà del comune a reperire le risorse necessarie, «si slitterà presumo al 2013». La decisione coglie impreparati sia il dirigente scolastico che sostiene di «non essere al corrente della decisione» che il presidente della circoscrizione 9, Giovanni Pagliero, che afferma di essere stato a conoscenza soltanto dell’ipotesi dell’abbattimento. L’opposizione attacca, in particolare il consigliere circoscrizionale Alessandro Lupi che ha seguito passo per passo l’evoluzione di tutta la vicenda, «mi sembra davvero singolare che si decida di abbattere e ricostruire un edificio dopo che, appena un anno fa, sono stati effettuati degli ingenti lavori di ristrutturazione ». Lavori, quelli ai quali si riferisce il consigliere, che sono stati approvati con due delibere, una del 24 agosto del 2005 e l’altra del 24 aprile del 2007, e sono costati, al comune, quasi 600mila euro. «Nella scuola c’erano problemi strutturali per i quali sono stati necessari degli interventi – continua Lupi- c’erano crepe e infiltrazioni d’acqua, quello che sorge spontaneo chiedersi allora è se, vista la decisione di abbattere l’edificio, questi problemi permangono. Nel qual caso sarebbe un pericolo continuare a mandare i ragazzi a scuola». Sulla questione sia l’assessore che il dirigente scolastico rassicurano dicendo che «non vi è alcun tipo di problema, si è svolto pochi giorni fa un controllo e non è risultata nessuna anomalia».Inoltre Saragnese ribadisce che la decisione di rifare ex novo l’edificio «è stata presa non per problemi persistenti ,ma, bensì, in un ottica di risparmio».

Tomaso Clavarino

La Repubblica 28/11/2008

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oggi a Torino in corteo 150.000 persone

 

Come tutti dovrebbero sapere, e come pochi (purtroppo) sanno, la Legge 137 approvata ieri mattina al Senato, e ribattezzata Legge Gelmini dal nome del Ministro all’Istruzione, poco ha a che vedere con l’università: si tratta in effetti di una riforma delle scuole primarie. Riformare la scuola primaria in Italia è inutile, visto il livello di eccellenza che quel tipo di istruzione ricopre in Europa; e certamente i provvedimenti adottati dal Ministro sono poco efficaci (in effetti non sono veri e propri provvedimenti) per contrastare i mali della scuola pubblica itaiana: bullismo, scarsa educazione relazionale ed emotiva eccetera.

Detto questo, resta il punto fermo che la Legge 137 non riguarda l’università.

(Ed è per questo, sia detto tra parentesi, che l’interessante iniziativa del referendum proposta da PD e IDV è del tutto inutile per salvare la ricerca e l’università in Italia.)

A riguardare l’università è invece la legge finanziaria (Legge 133), che tra le altre cose prevede il famoso taglio di 8 miliardi di euro agli atenei, e che è stata approvata dalle Camere a giugno: una legge terribile per studenti, professori e ricercatori, che asciuga, è proprio il caso di dire, le tasche già inaridite della cultura e dell’accademia italiana.

Preso atto di quanto detto, il vortice di accuse scatenato dalla maggioranza nei giorni di discussione della Legge 137 (“gli studenti sono facinorosi”, e peggio: “gli studenti sono pedine inconsapevoli manipolate dalla sinistra”) non è soltanto una vergogna in un Paese civile, in cui si presume che il Governo governi ascoltando le richieste della cittadinanza, ma è anche decisamente pericoloso.

Non mi sembra in efetti essenziale la contraddizione, sottolineata da Berlusconi e soci, per cui studenti e professori universitari si mobilitano occupando gli atenei per protesta contro una legge che non li riguarda. Poco importa, mi pare, che la protesta si sia sviluppata nei confronti della Legge 137 e non nei confronti di altre leggi approvate per direttissima dall’attuale maggioranza, molto più gravi dal punto di vista di una corretta amministrazione democratica dello Stato (come, per fare un esempio, il Lodo Alfano).

E’ indubbiamente vero che la Legge Gelmini non riguarda l’università, e che forse gli studenti avrebbero dovto scendere in piazza già a giugno quando fu approvata la finanziaria. Ma questo cosa dovrebbe provare? Che gli studenti non sanno quello che fanno? Che sono marionette nelle mani di vetero-marxisti del calibro di Veltroni o Di Pietro?

(L’affermazione, se non l’avessimo sentita pronunciare dal Presidente del Consiglio, farebbe ridere per il suo carattere di grottesco surrealismo.)

Decisamente non concordo. Semplicemente l’approvazione della 137 è stato il momento adatto per creare un movimento ampio, molto condiviso, di protesta contro questo Governo e la sua maniera anarchica, fondamentalmente anti-democratica di governare il Paese. Contestare una finanziaria, si sa, è più difficile, soprattutto per il carattere altamente tecnico della discussione parlamentare (è una manovra economica, difficilmente comunicabile alle masse); la Legge Gelmini andrebbe quindi vista come un simbolo più ampio di dissenso e insofferenza per l’erosione della democrazia in Italia operata da Berlusconi e dal suo Governo; un simbolo, in questo senso, di grande importanza politica e sociale.

Oggi, a Torino, a sfilare per il centrocittà eravamo in moltissimi (gli organizzatori dicevano 150.000, attendo questa sera la smentita della maggioranza). Ancora più importante, provenivamo tutti da contesti sociali, politici e culturali molto differenti: c’era l’università, certo, ma anche i licei (il vero grande blocco della manifestazione), i maestri elementari come quelli superiori, i professori universitari, i sindacati della scuola, i centri sociali, i ricercatori precari, gli assegnisti, i semplici cittadini che non vogliono un figlio con il grembiule o un figlio italiano separato da un figlio di immigrati.

Quello di oggi è stato un bel corteo, variegato e molto vitale, pacifco e, soprattutto, unitario. I governi Berlusconi, mi verrbbe da dire, sono la miglior medicina contro le contraddizioni e le lotte intestine della sinistra: racncori colitivati per anni che magicamente, di fronte al ritorno del nemico, si appianano nella costruzione di un nuovo corpo sociale, multiforme ma omogeneo.

L’aspetto di unitarietà e complessità delle forze in campo questa mattina mi sembra il punto più importante che questo movimento ha finora sottolineato, la direzione più interessante che esso portrà prendere nei mesi futuri.

Condivido appieno il timore e insieme la speranza espressi dal professor Gianni Vattimo nella lezione tenuta il 28 ottobre in Piazza Vittorio: che questo movimento non si fermi ora, che non si arrenda di fronte all’evidenza (all’approvazione della Legge al Senato) e non si disintegri di fronte all’oblio mediatico che nautralmente arriverà (quando? domani? la settimana prossima?); che continui per i prossimi mesi e i prossimi anni, che incorpori nelle sue viscere caleidoscopiche altri movimenti che nasceranno da altri disagi (il precariato, la disoccupazione, il razzismo e via così); che continui come è stato oggi, partecipato, vissuto, unitario, capace di permettere espressioni inedite di democrazia (per esempio oggi sfilava anche il politecnico, ateneo, si sa, molto difficile alla mobilitazione politica, almeno a Torino) e di lasciare da parte gli scontri interni e le fratture che straziano da anni il tessuto sociale della sinistra in Italia.

Di fronte ad un Governo che utilizza la pratica della delegittimazione con tanta sicurezza, che govera per decreti, che fa (diciamocelo pure) tutto quello che gli pare e piace (e che ha, tra l’altro, i numeri per farlo) questa mi sembra l’unica risposta pacifica possibile conessa dal momento politico: la piazza, da tanto tempo scordata, la lotta unitaria e continuativa.

 

Gianluca Didino

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