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Archive for marzo 2009

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di Tomaso Clavarino

TORINO – A poco più di una settimana dalle cariche nell’atrio di Palazzo Nuovo, torna alta la tensione all’Università di Torino. Già dalle prime ore della mattina, mentre gli studenti iniziavano ad entrare in facoltà, si è capito che sarebbe di nuovo stata una giornata a rischio. Una decina di aderenti al Fuan con bandiere e volantini si era appostata all’inizio della scalinata d’ingresso con l’intento di fare propaganda per le imminenti elezioni universitarie. In poco tempo si è formato un folto gruppo di studenti, non solo dei collettivi, che ha iniziato a sbeffeggiare i giovani neofascisti che improvvisamente hanno deciso di togliere le bandiere dalle aste ed entrare in università per tenere un’assemblea nell’aula dei rappresentanti di giurisprudenza, quindi non un loro spazio. Gli studenti antifascisti hanno allora formato un cordone per bloccare l’accesso agli esponenti del Fuan. Sono volati spintoni e insulti fino a quando, a detta dei ragazzi dei collettivi, uno dei responsabili di Azione Universitaria, noto alle cronache cittadine per essere il promotore delle ronde con baschi e cani lupo, ha rifilato un pugno ad uno studente. In quel momento è partita una scazzottata che le forze dell’ordine hanno velocemente fermato, scortando poi gli esponenti del Fuan all’interno dell’aula dove hanno provato a tenere questa assemblea. Provato perché i giovani dei collettivi hanno iniziato a battere sui vetri e lanciare slogan costringendoli ad abbandonare mestamente l’università. «Anche in questo caso le violenze sono partite da loro – racconta Vincenzo del Collettivo Universitario Autonomo – Sono dei provocatori, devono capire che non si possono presentare all’università solo durante le elezioni a propagandare le loro idee razziste e xenofobe». Una scazzottata che non ha visto, per fortuna, l’intervento violento delle forze dell’ordine come la scorsa settimana. Che però lascia interdetti molti «addetti ai lavori». Inizia a circolare la voce che queste provocazioni del Fuan abbiamo uno scopo ben preciso. Per la prima volta infatti si presentano alle elezioni universitarie, o quantomeno hanno fatto richiesta di candidatura, esponenti di Casa Pound Torino, Blocco Studentesco e altre sigle della destra estrema, tutte raccolte nella lista Arcadia. Ebbene, ieri mentre Fuan e Collettivi si fronteggiavano a Palazzo Nuovo, il gruppo Arcadia volantinava tranquillamente davanti alla sede di Giurisprudenza in lungo Dora. Una coincidenza che non è passata sottotraccia. L’idea di un Fuan parafulmine che catalizzi l’attenzione dei media su scontri e provocazioni per lasciare campo libero ad una lista ancor più destrorsa non pare più essere un’utopia.

il Manifesto 20/3/2009

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APERTURA   |   di Tomaso Clavarino – TORINO

TORINO Scontri all’università. Il rettore non avrebbe chiamato gli agenti

Non se ne sentiva proprio la mancanza ma, puntualmente con l’avvicinarsi delle elezioni universitarie, sono tornate le manganellate e le cariche all’interno di Palazzo Nuovo, storica sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. 
La presenza di alcuni esponenti del Fuan-Azione Universitaria, gruppo di estrema destra legato ad Alleanza Nazionale protagonista nel corso degli anni di iniziative di stampo neofascista come il tentativo di entrare a Palazzo Nuovo per commemorare la marcia su Roma, gestore di un sito, http://www.ilfronte.org, dove le croci celtiche sono d’ordinanza e dove viene scritto apertamente che il fascismo non fu una dittatura ed infine organizzatore delle ronde cittadine, ha indispettito gli studenti dei collettivi e dell’Onda torinese che hanno organizzato un presidio con slogan ed inviti ad uscire dall’Università. A surriscaldare ancor di più gli animi è stata, per l’ennesima volta, la massiccia militarizzazione da parte delle forze dell’ordine degli spazi universitari. 
Dopo aver “sequestrato” alcuni isolati di città pochi mesi fa per permettere l’inaugurazione dell’anno accademico, dopo aver caricato la scorsa settimana un gruppo di studenti che protestava per un volantinaggio del Fuan presso la sede di Giurisprudenza, una cinquantina di agenti in assetto antisommossa hanno scortato e protetto la decina di esponenti del Fuan dividendo di fatto l’atrio in due. Una presenza non giustificata quella delle forze dell’ordine, vista anche la mancata autorizzazione del Rettore all’ingresso in Università. «Seppur la questura continui a dire di avere avuto l’autorizzazione del Rettore – spiega Ennio – ci è stato confermato dal Rettore stesso che questa autorizzazione non è mai stata data per cui la polizia non avrebbe proprio dovuto presentarsi all’interno degli spazi universitari». Dopo un’ora e passa di slogans e inviti a lasciare l’atrio la situazione è degenerata quando dalle fila degli studenti antifascisti sono state lanciate delle uova ed un fumogeno all’indirizzo dei cordoni di polizia. In quel momento sono partite una serie di cariche molto violente ed ingiustificate che si sono protratte nei corridoi di Palazzo Nuovo fin quasi al primo piano. Ragazze e ragazzi impauriti e disarmati, a volto scoperto, hanno iniziato a correre per le scale inseguiti e manganellati dai poliziotti. Si sono poi formati cortei spontanei all’interno del palazzo di via Sant’Ottavio che sono incappati in altre cariche da parte delle forze dell’ordine che hanno spinto gli studenti fuori dall’Università. Persino chi non ha partecipato ai tafferugli perché magari non condivideva appieno la linea dei collettivi è rimasto colpito dalla violenza delle cariche. E’ questo il caso di Luisa che dice « ho avuto davvero paura, mi sono chiusa in un bar perché ho visto la polizia rincorrere e manganellare a destra e a manca, senza una logica. Non partecipo alle attività dei collettivi ma trovo inaudita la risposta della polizia». 
Il bilancio è di alcuni feriti sia tra gli studenti che tra le forze dell’ordine, quattro fermati, tre dei quali rilasciati e denunciati a piede libero ed uno tramutato in arresto. Subito dopo la fine degli scontri gli studenti si sono recati in rettorato occupandone la sede e chiedendo che il Rettore prendesse posizione sui fatti della mattinata. Nel tardo pomeriggio è poi stato diramato un comunicato del Senato accademico attraverso il quale l’Università condanna la violenza in generale e fa intendere di voler aprire un’indagine interna sui fatti accaduti. Un comunicato che non soddisfa per nulla gli studenti che invece chiedevano una presa di posizione netta degli organi accademici. E’ più esplicito nel dare un giudizio sull’operato della polizia l’assessore regionale all’Università, Andrea Bairati in quota Pd: «Se, come pare di capire, la presenza delle forze dell’ordine non è stata autorizzata dal rettore, beh questo è un fatto molto grave che ha sicuramente contribuito ad aumentare la tensione piuttosto che a diminuirla». I ragazzi rivendicano il loro antifascismo, si sentono gli ultimi baluardi a difesa di questi principi, non vogliono lasciare spazio a gruppi che fanno del razzismo e della xenofobia i loro cavalli di battaglia. «Noi non vogliamo – dice Fabio – che all’interno dell’Università vengano propagandate idee fasciste e razziste. Se a Torino, a differenza di altre città italiane, la presenza di gruppi neofascisti è, fortunatamente, esigua, è perché non gli si concedono spazi». 
Anche perché a presentarsi alle elezioni universitarie quest’anno non sarà solo il Fuan. E’ infatti di sabato scorso la notizia che una nuova lista, chiamata Arcadia, composta dal Blocco Studentesco e da Gioventù Italiana, il gruppo giovanile de La Destra, si presenterà alle elezioni universitarie. « Sono gruppi neonazisti che incitano all’odio – spiega Dana – siamo certi che se si presenteranno, come pare visto che hanno già iniziato la loro campagna elettorale scortati dalla polizia, otterranno ben pochi voti».
il Manifesto 10/3/200904

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di Tomaso Clavarino – GENOVA
SAMPDORIA Cassano e Pazzini come Vialli e Mancini, un coppia che fa sognare i tifosi e interessa la nazionale

Il Genio e il Pazzo. Li hanno soprannominati così, a Genova, sponda blucerchiata, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini. Uno «genio» del pallone lo è per davvero. Forse il più grande talento italiano degli ultimi anni, sicuramente il più chiacchierato. Quando prende palla sembra irridere gli avversari, ma non lo fa con malizia e spavalderia, alla Ibrahimovic o Cristiano Ronaldo per intenderci, ma con naturalezza, perché lui con il pallone c’è cresciuto e, quando gli capita tra i piedi, come i bambini al parco o in piazza a Barivecchia, non se lo vuole proprio far portare via. E allora va avanti portando la palla sotto i tacchetti, come a calcetto, finta a destra, rientra sul sinistro, tunnel in mezzo a due e passaggio filtrante. Come dicono i più maligni: «i difensori del Genoa della passata stagione se la sognano ancora di notte la serpentina nel derby dell’anno scorso».
L’altro «pazzo» lo è solo di nome ma non di fatto. Se lo vedi sembra il classico bravo ragazzo, educato, pacato, mai una parola fuori posto, mai una lamentela. Nella vittoriosa partita di Coppa Italia contro l’Inter ha fatto a sportellate con Materazzi e, mentre l’interista si lamentava continuamente con l’arbitro, lui è ha parlato con i gol (due) limitandosi a chiedere al massimo l’ammonizione per l’avversario dopo l’ennesimo fallo da dietro. Tutti gli esperti del settore lo ritenevano ancora una promessa incompiuta, ma Pazzini sotto la Lanterna ha trovato affetto, fiducia e la carica necessaria per sbocciare definitivamente. Ha segnato otto reti in nove partite fin qui giocate, da quando è arrivato a gennaio dalla Fiorentina, dove si era immalinconito in panchina all’ombra di Gilardino. E’ diventato il finalizzatore delle invenzioni di Cassano, dimostrando una freddezza tale sotto porta che neanche i più ottimisti si potevano aspettare (a Firenze in effetti litigava col pallone e vedeva la porta sempre più piccola). Lo dice sempre il Pazzo, in tutte le interviste: «a Genova mi hanno accolto con affetto, mi hanno fatto sentire importante, mi hanno dato fiducia».
Un po’ come capitato al Genio che, arrivato a Genova dopo i due anni buttati al Real madrid, ha trovato un ambiente che gli ha permesso di consacrarsi definitivamente. Insomma la nuova coppia gol del calcio italiano che, vista anche l’età dei due giocatori (27 anni il primo, 24 il secondo), potrebbe diventare, se solo il ct Lippi avesse il coraggio di andare contro le grandi squadre, la coppia titolare della nazionale. C’è chi li chiama già i «Gemelli del gol», rievocando Vialli e Mancini. Un paragone molto pesante, forse azzardato. Vialli e Mancini hanno fatto la storia della Sampdoria. Hanno dato tanto alla compagine blucerchiata e tanto hanno ricevuto. Hanno fatto sognare i tifosi, li hanno spinti a fare fiaccolate per convincerli a non andare via (Vialli) e li hanno feriti a tal punto che uno sconfinato amore è diventato, se non odio, quantomeno disprezzo (Mancini). Certo è che il Genio e il Pazzo ricordano molto i gemelli del goal. Un fuoriclasse ed un falco d’area di rigore. Ma la strada è ancora lunga e la storia tutta da scrivere. «Sono nel pieno della maturità – sostiene il direttore generale doriano Beppe Marotta – tra un po’ l’accostamento potrebbe diventare realtà».
Un primo tassello potrebbe essere la Coppa Italia. Se la Sampdoria riuscisse a portarla a casa sarebbe il primo trofeo dell’era Garrone così come il primo trofeo della Samp di Paolo Mantovani fu la Coppa Italia del 1984/85. Corsi e ricorsi che alimentano ancora di più i sogni dei tifosi doriani. Ma i più realisti sanno che difficilmente questa squadra potrà ricalcare le orme della Samp d’oro di Mantovani. Innanzitutto perché non c’è più il Presidente, Paolo Mantovani, un tifoso prima ancora che un presidente, un papà per tutto l’ambiente, che attorno ai gemelli del goal aveva costruito forse la migliore squadra del tempo, prendendo i più forti giovani in circolazione e affiancandoli a giocatori esperti. Gente come Attilio Lombardo, Fausto Pari, Toninho Cerezo, Moreno Mannini, Luca Pellegrini e via dicendo, insomma una squadra fatta per vincere. La Sampdoria di adesso è lontana anni luce da quella che per un decennio vinse coppe e scudetto, ma ha due campioni lì davanti, la nuova coppia gol del calcio italiano, e i tifosi sognano. Per ora la Coppa Italia, poi chissà.

il Manifesto 7 marzo 2009

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